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Supporto al redeployment

Molte competenze e energie preziose rischiano di essere disperse e sprecate a causa della poca collaborazione tra generazioni e dello scarso ingaggio delle risorse over-50. Questo intervento ha lo scopo di valorizzare e rimotivare gli adulti maturi all’interno dell’organizzazione aiutandoli a trovare un ruolo di mentorship delle risorse più giovani.

I progetti ad impatto sociale vedono gruppi di colleghi eterogenei (per età, funzione, formazione, ecc.) lavorare insieme per permettere a una non-profit di raggiungere un obiettivo di efficienza o efficacia. Questi progetti, oltre ad avere un impatto sociale e quindi a rientrare nella CSR, sono un ottimo modo per mettere a punto alcune competenze (es. organizzative, di leadership, ecc.) e per rompere i silos organizzativi e generazionali.

Aiutare i dipendenti che si avviano alla pensione ad avvicinarvisi in modo consapevole è un modo per essere inclusivi e dimostrare cura. Capire come si desidera trascorrere gli anni post-lavoro consente di preparsi a farlo nel modo migliore, valutando più opzioni di quante di solito se ne prendano in considerazione. Le riflessioni che stimoliamo aiutano i futuri pensionati a investire le proprie energie, competenze ed esperienza in un modo che permette di dare più significato alla pensione.

Avere un’organizzazione future-ready richiede che le persone che vi lavorano siano future-willling e future-able, cioè che possiedano un insieme di atteggiamenti e di competenze tecniche e comportamentali.

Gli uomini, nei loro vari ruoli di colleghi, collaboratori, capi, mariti, fratelli, figli, amici- sono una risorsa fondamentale per arrivare alla parità di genere. Il loro ruolo è fondamentale, ma sappiamo che non è sempre facile trovare il modo migliore per interrompere un commento sessista o per supportare una donna messa in difficoltà da un atteggiamento sessista. Agli uomini che vogliono essere agenti del cambiamento contribuendo a raggiungere la parità di genere, daremo motivazioni, spunti di riflessione, tecniche in un workshop-palestra fatto di molti casi reali con i quali confrontarsi per apprendere come agire questo ruolo al meglio.
La parità di genere non è un obiettivo delle donne, ma un modo per migliorare i luoghi di lavoro e la società a beneficio di tutti. Per questa ragione è importante che gli uomini comprendano l’importanza di contribuire a raggiungerla e sappiano come fare.

La mentalità a silos porta a una frammentazione all’interno dell’organizzazione con vari effetti dannosi: impedisce a chi vi lavora di avere la visione di insieme necessaria ad innovare, riduce l’efficacia nel raggiungere gli obiettivi, ostacola la comunicazione, riduce la trasparenza e crea incomprensioni. Nei nostri workshop, grazie a vari formati originali, creiamo occasioni di confronto tra i partecipanti su problemi reali che beneficiano di punti di vista diversi e di una visione integrata. Allenando a un approccio sistemico, inclusivo e curioso aiutiamo l’organizzazione a “rompere le pareti di cristallo”.

La collaborazione tra generazioni è utile all’organizzazione e agli individui, ma, se non si creano le condizioni favorevoli, si scontra con alcuni banali ostacoli micidiali.

Per lasciare spazio all’iniziativa bisogna saper mettere le persone al centro dell’organizzazione. Sembra facile, ma ci sono delle resistenze.

Comprendere i processi creativi e conoscere i killer della creatività permette di liberare la creatività «ingabbiata» nel vostro team.

Per avere spirito imprenditoriale non è necessario lavorare per una start-up. Ma occorre fare qualcosa.

Ricominciare è una competenza che si apprende e si può allenare preventivamente. Nel mondo VUCA è diventata indispensabile.

Il management guru Peter Drucker famosamente disse: “Culture eats strategy for breakfast”. Intendeva che, senza una cultura che la supporti, la strategia non va lontano e addirittura viene fagocitata.

Per affrontare il futuro post-pandemia, alle organizzazioni servono mindset diversi, ma con un mix specifico per ciascuna. Sarà compito dei leader scegliere la proporzione degli ingredienti, deciderne la sequenza e dare il tocco finale.

L’ufficio che non c’è è l’ufficio del futuro. E’ un luogo d’incontro e di scambio di idee più che luogo di lavoro (quello verrà svolto in buona parte da altri luoghi). Ci si andrà meno spesso e con maggiore intenzione, non per routine, ma per svolgere attività che danno risultati migliori in presenza.
Restano però alcune questioni da risolvere: Come massimizzare il valore delle interazioni? Come non perdere la serendipità che rendeva gli incontri incontri negli uffici “old style” stimolanti e fruttuosi? Come non rinunciare al calore umano dei colleghi, emozionalmente così importante?
L‘ufficio che non c’è non esiste ancora, ma non è un’utopia: ci stiamo lavorando.