Un cocktail mentale per il dopo-Covid – Seconda puntata – Mindset dello stress amico
C’è chi sostiene che lo stress (almeno in piccole quantità) dovremmo andare a cercarlo, perché un pò di stress al giorno toglie il dottore di torno (ho semplificato, ma l’idea è proprio quella di mitridatizzarsi, di abituarsi a piccole dosi in modo che la dose più forte, che nella vita ogni tanto arriva, non ci annienti). Nel dopo-Covid, il problema di auto-procurarcelo direi che non lo abbiamo perché lo stress è di casa (l’economia si risolleverà? il vaccino funzionerà? ecc.), ma forse non abbiamo ancora imparato a farcelo amico, vedendolo come uno stimolo e non come un elemento nocivo da evitare a tutti i costi.
Per molto tempo si è dato per scontato che lo stress fosse negativo e si è posta l’enfasi su come imparare a gestirlo. Ora sappiamo che
la nostra reazione allo stress non dipende solo dalla personalità e dall’esperienza individuali, ma anche dalla valenza, positiva o negativa, che gli attribuiamo.
Si possono avere due idee differenti riguardo all’effetto su di noi dello stress “normale” (cioè quello non legato a eventi tragici come lutti, disastri naturali o guerre, per esempio). La prima idea consiste nel ritenere che ci aiuterà, motivandoci a dare il massimo, aumentando la nostra concentrazione e facendoci attingere a tutte le nostre risorse; la seconda idea invece ci fa credere che lo stress ci danneggerà, assorbendo l’energia di cui disponiamo e paralizzando i nostri meccanismi di reazione e difesa. Nel primo caso la risposta adattiva sarà maggiore, i sintomi di depressione e ansia inferiori e ce la caveremo effettivamente meglio. Purtroppo, è vero anche il contrario: chi si aspetta uno stress dagli effetti debilitanti e dannosi è probabile che veda le proprie convinzioni avverarsi. Ne consegue che, se pensiamo che il contesto sia ricco di elementi potenialmente stressogeni, conviene adottare la mentalità dello stress amico.
Queste considerazioni sono incluse in un articolo che ho scritto per il PROGETTO MACROTRENDS 2020-2021 della Harvard Business Review Italia.