Non nominare il nome dello smart work invano
Siamo sinceri, quello stiamo facendo da alcune settimane non è smart-work. Non c’è molta smartness nell’essere partiti senza preparazione (le aziende più avanzate, prima del Covid-19, facevano al massimo un giorno di smart-work la settimana e non tutti insieme). Non è smart affidare una forza lavoro per la prima volta in remoto (e anche stressata e preoccupata) a manager (anch’essi stressati e preoccupati) che non hanno avuto nessuna formazione su come gestire persone che lavorano da casa (lavorando anch’essi da casa). Infine, non è organizzativamente smart essere tutti a casa contemporaneamente, con eventuali figli a casa da scuola e con l’aggravante che l’infrastruttura digitale non era stata preventivamente potenziata.
Non chiamiamo il lavoro da casa smart-work: gli faremmo immeritatamente una cattiva fama. Quello che abbiamo messo in piedi, dimostrando per una volta di remare quasi tutti nella stessa direzione e con energia, dovremmo chiamarlo forse adaptable-work ed è esattamente quello che serviva. In qualsiasi direzione guardi vedo persone che sono state capaci di ripartire dando continuità a tutto quello che era umanamente possibile continuare. Covid-19 ci ha fatto riscoprire che siamo una specie molto adattabile, con un plus squisitamente umano: riusciamo, anche nelle difficoltà estreme, a non perdere il senso dell’umorismo, come testimoniano le centinaia di video e vignette buffi che girano sulla quarantena e sul distanziamento sociale.
In questo gigantesco esperimento sociale creato dalla pandemia, abbiamo scoperto quasi contemporaneamente quanto siamo vulnerabili e quanto siamo resilienti, quanto amiamo le nostre abitudini ma anche quanto sappiamo adottarne rapidamente di nuove se necessario. Abbiamo anche capito che il distanziamento sociale ci pesa (perfino quello da chi non ci interessava molto), ma che molto di quello che facevamo in presenza può essere fatto a distanza, in alcuni casi con dei vantaggi, e tante che alcune attività possono essere eliminate senza perdita di valore.
Quando torneremo alla nuova normalità, utilizzando questa esperienza, ci metteremo al tavolo da disegno per progettare uno smart-work probabilmente diverso e più ambizioso, certamente più informato, di come ce lo immaginavamo prima. Quello sarà veramente smart, se non ignoreremo le lezioni apprese e se avremo coraggio.